Glock Pistola 19 Cal. 9x21

GLOCK 19

La caratteristica principale di quest'arma è di avere il fusto costruito con uno speciale polimero che la rende estremamente leggera in rapporto alla potenza di fuoco anche il rinculo è molto ridotto. Inoltre questo materiale è resistente alla corrosione e agli urti; i test hanno inoltre dimostrate che l’arma conserva le sue capacità alle incredibili temperature tra i -40 e +200 gradi, il carrello è ricoperto in Tenifer, un materiale che evita la corrosione e l’usura di quest’elemento che è sottoposto a forte stress.
Prove di resistenza a temperature estreme, di immersione in acqua e di caduta fino da 120 metri sono state effettuate e superate per soddisfare le richieste dell'esercito austriaco, norvegese e svedese.
Un altro aspetto da segnalare è il sistema di sparo denominato SAS (Safe Action System), cioè una sicura automatica al percussore.
Praticamente L'unica sicura esterna della Glock 17 è una levetta accoppiata al grilletto, tirando entrambi con una breve corsa viene tolta la prima sicura e continuando nella trazione si arma il percussore e vengono tolte due sicure interne; questo primo movimento è simile ad una doppia azione dopodiché continuando a tirare il grilletto scatta solo il percussore già armato, mentre rilasciando completamente il doppio grilletto si riazionano automaticamente le sicure.
La pistola mantiene una grande precisone anche dopo molti colpi sparati, ciò è dovuto alla canna forgiata a freddo con rigatura esagonale.

 

IL FUSTO

Il fusto delle Glock è la caratteristica che ha rivoluzionato il campo delle armi corte negli ultimi 15 anni, dando origine ad una corsa da parte delle altre case costruttrici a mettere nel proprio catalogo pistole semiauto dotate anch'esse di questa caratteristica: Beretta con la sua (poco riuscita) 9000 e con la nuova PX4, la SIG Sauer con la serie SIG Pro, la Walther con la P99 e la Steyr con la S9, la Smith & Wesson con la Sigma e con la SW99 e così di seguito.
Il fusto, come già detto, è stato anche il motivo per cui Glock non ha partecipato ai test dell'XM9. Il polimero con cui è fatto è chiamato Nylon 6, ma in cosa consista esattamente nessuno lo sa, e papà Gaston non è molto incline a rivelarlo, cosa che escluse la Glock dalla competizione vinta poi dalla Beretta 92.
Questo materiale offre innumerevoli vantaggi: è molto forte, ha una buona resistenza all'usura ed alle abrasioni, è dotato di buona resilienza, buona duttilità. Il polimero usato dalla Glock ha dimostrato di avere una stabilità chimica in ambienti fortemente acidi o basici superiore a quella dell'acciaio. L'aggiunta di piccole percentuali di carbon-black riducono significativamente la degradazione delle proprietà meccaniche dovute all'esposizione ai raggi UV, con una durata di circa 100 anni di esposizione continua, ma al contempo il polimero può essere iniettato nei suoi stampi ottenendo fusti praticamente finiti con quote estremamente precise.
Il fusto in polimero permette di essere modellato in maniere impossibili per l'acciaio e con spessori inferiori, pur mantenendo ottime caratteristiche meccaniche. Viene da se che, per esempio, si possa modellare un'impugnatura con contenuti i ingombri esterni pur potendo alloggiare, all'interno di questa, un capace caricatore bifilare, che nella Glock contiene ben 17 cartucce calibro 9 x 19.
La lavorazione del nylon 6 della Glock risulta abbastanza complessa, perché nel fusto sono annegate alcune parti metalliche, come le guide del carrello e la piastrina sulla dust cover dove è riportata la matricola, che ne fanno parte integrale.
Il fusto alloggia il grilletto, anche esso in plastica, il pulsante dello sgancio del caricatore e la leva dello slide-stop, questi ultimi entrambi per tiratori destrimani anche se la pistola risulta usabile anche da mancini. Sono gli UNICI comandi presenti sulle pistole Glock, con l'unica eccezione della Glock 18, dove è presente anche il selettore di fuoco.
Il grilletto e la maggior parte dei (pochi) componenti che costituiscono il fusto ed i meccanismi ivi presenti della Glock sono tenuti insieme solo da due pin metallici, uno che funge da perno del grilletto ed un secondo più piccolo posteriore.
Esistono 3 generazioni di fusti Glock:

  1. La prima generazione ha la dust cover senza rotaie picatinny e nessuna zigrinatura sull'impugnatura
  2. La seconda generazione è sempre senza le rotaie picatinny sulla dust cover ma ha le zigrinature impresse sull'impugnatura
  3. La terza generazione ha le zigrinature impresse nell'impugnatura, gli sgusci anteriori per le dita ed un rail picatinny sulla dust cover per l'aggancio di accessori come puntatori laser o lampade per illuminare il bersaglio.

Occasionalmente sono stati notati fusti con 2 pin principali (quello normale all'altezza del grilletto ed uno più piccolo superiormente) ma mentre tale configurazione è la norma sui modelli Glock camerati per il 40 S&W o per il 10 Auto, non lo è affatto per i modelli in 9 mm come la G17.
Il ponticello del grilletto è squadrato anteriormente e zigrinato, per favorire la presa delle dita della mano debole nel tiro a due mani.
Davanti al ponticello e su entrambi i lati troviamo delle svasature in cui due intagli, uno per lato, permettono lo scorrimento di due pulsanti a cursore: abbassandoli si può procedere allo smontaggio dell'arma, come mostrato altrove.
All'interno del fusto, centralmente, si trova il blocchetto di contrasto della chiusura geometrica, dove si impegna l'appendice della canna quando si abbassa. Il blocchetto è rimovibile, incastrato di precisione in un recesso del fusto, e tenuto al suo posto dal pin centrale.
Posteriormente c'è il gruppo scatto, anche esso rimovibile togliendo la spina presente sul backstrap.

 


IL GRUPPO DI SCATTO

Meccanica

  1. Dente di contrasto della canna con il carrello per attuare la chiusura
  2. Pistoncino della sicura al percussore
  3. Molla di recupero
  4. Appendice inferiore della canna con i piani inclinati per attuare il ritardo di apertura
  5. Blocchetto di impegno con i piani di di contrasto
  6. Sicura automatica al grilletto
  7. Barra di scatto, l'appendice che sporge verso l'alto agisce sulla sicura al percussore
  8. Dente di contrasto del percussore

Altro punto peculiare della Glock è il suo sistema di scatto. Mutuato da quello della pistola da cavalleria Roth-Steyr 1907, si basa su un percussore interno lanciato ed il sistema non è ne un Single Action (SA) ne una vera e propria Double Action Only (DAO), ma meglio definibile come una "azione semidoppia" o, "Safe Action".
Non si tratta di un sistema SA, perché il percussore lanciato non viene armato totalmente durante il ciclo di riarmo, e non è un DAO perché non si può ripetere la percussione azionando di nuovo il grilletto.
In effetti durante il ciclo, per la precisione mentre il carrello avanza, il percussore viene intercettato dall'appendice posteriore della barra di scatto e rimane parzialmente armato.
Alla trazione del grilletto, il percussore viene ulteriormente arretrato, la molla del percussore compressa, e quando la barra di scatto si abbassa improvvisamente, il percussore viene liberato e colpisce l'innesco della cartuccia, rimanendo in posizione avanzata fino al momento in cui, durante il ciclo del carrello, viene nuovamente intercettato dalla barra di scatto.
Ma non è per questo che lo scatto della Glock viene chiamato "Safe Action". La peculiarità di quest'arma è l'evidente assenza di sicure manuali, ma anche il fatto che l'arma può passare da uno stato di "arma in sicurezza" a quello di "pronta al fuoco" semplicemente premendo il grilletto ed essere riposta nella sua fondina subito dopo un conflitto a fuoco con il colpo in canna senza dover passare attraverso alcuna procedura di "messa in sicura".
Come è possibile ciò:
Proprio per il meccanismo Safe Action: la Glock è dotata di ben 3 sicure automatiche che rendono impossibile esplodere un colpo in maniera accidentale.

  1. La sicura al grilletto. Il grilletto in plastica reca al centro un secondo grilletto, che a percussore armato SPORGE da quello vero. Questo è una sicura che, quando il grilletto non viene azionato dal dito indice, ha la sua parte posteriore in appoggio sul fusto dell'arma bloccando l'arretramento accidentale del grilletto.
  2. La sicura al percussore. La barra laterale di scatto ha una appendice superiore, opportunamente posizionata, che va ad agire su un pistoncino posto sul cielo del carrello, posteriormente alla faccia dell'otturatore. Quando il grilletto viene trazionato, la barra arretra e, in un punto ben preciso, SOLLEVA il pistoncino rendendo possibile il completo avanzamento del percussore lanciato. Se il pistoncino non viene sollevato dalla barra, per il percussore è matematicamente impossibile colpire l'innesco della cartuccia.
  3. La sicura della barra di scatto. La barra, infine, in posizione normale impegna una sporgenza presente sulla coda del percussore ed è bloccata posteriormente verso l'alto, trattenendo totalmente il percussore, dalla conformazione di un elemento di metallo presente sulla parte posteriore del sistema di scatto. Se la barra non arretra, sotto la pressione del grilletto, la stessa non può abbassarsi e quindi il percussore non può far detonare la cartuccia.

Il sistema ha notevoli vantaggi: a nessun operatore con una Glock capiterà spararsi su una gamba perché ha dimenticato di mettere la sicura, ne di vedere la propria arma rimanere muta nel momento del bisogno perché ha dimenticato di disinserirla.
Qualcuno ha obiettato che se si dimentica il colpo in canna, con una Glock è facile avere incidenti quando si procede allo smontaggio. Questo perché, effettivamente, visto il meccanismo per procedere allo smontaggio dell'arma bisogna disarmare il percussore premendo il grilletto. Ma, a mio giudizio, questa obiezione è veramente poco seria: NESSUNA arma va smontata senza essersi prima accertati che SIA SCARICA. Se si adottano le procedure di sicurezza previste per scaricare una qualsiasi pistola (tra cui, ricordo, c'è anche il colpo a vuoto dopo essersi accertati di non aver ancora una cartuccia camerata...) non avverrà mai di smontare un'arma con ancora il colpo in canna.
Inoltre il sistema di scatto della Glock ha anche un altro vantaggio: il tipo di trazione da operare sul grilletto è identico dal primo all'ultimo colpo, senza avere gli svantaggi delle pistole “SA” (scatto ottimo per la precisione ma ci sono sicure da azionare) ne delle DAO (nessuna sicura da azionare ma scatto pesante a scapito della precisione...).
Il gruppo scatto della Glock è basato su tre assiemi principali:

  1. il grilletto
  2. la barra di scatto
  3. il gruppo posteriore

tutti completamente rimovibili e sostituibili rimuovendo un piccolo pin sul backstrap. Sostituire il gruppo scatto di una Glock è di una semplicità incredibile, i componenti sono praticamente drop-in.

 

IL GRUPPO CARRELLO-CANNA-MOLLA

La canna è in acciaio ad alto tenore cromata internamente. La rigatura è semipoligonale con passo 1 giro in 250 mm ad andamento destrorso. Non ha i classici risalti semilunari del sistema Colt-Browning, ma viene resa solidale al carrello grazie alla forma esterna della camera di cartuccia. Quest'ultima si incastra nella larga finestra di espulsione praticata sul carrello, facendo contrasto su uno scalino fresato anteriormente allo spigolo superiore della camera di cartuccia. Inferiormente la canna presenta due appendici con i piani inclinati e di contrasto che vanno a scivolare sul blocchetto di acciaio presente nel fusto e che attuano, per i primi 3 mm di corsa retrograda, il ritardo di apertura. La rigatura ha suscitato numerose diatribe tra i sostenitori dell'uso esclusivo delle FMJ e quelli che dicono che anche le palle in lega funzionano egregiamente.
In realtà palle troppo morbide non funzionano troppo bene nella rigatura semipoligonale, impiombando la canna, generando picchi di pressione e di depressione. Le palle in lega, di durezza adatta, funzionano egregiamente: lo certificano centinaia di tiratori, che usano palle in lega di buona qualità e che sparano con le loro Glock decine di migliaia di colpi all'anno per motivi diversi.
Il carrello della Glock 17 visto da sotto. A sinistra, dopo la finestra di espulsione, si notano il pulsante della sicura automatica al percussore e, verso la parte posteriore, la sporgenza della coda del percussore che viene impegnata dalla barra di scatto.
Il carrello è ricavato da un blocco di acciaio unico, fresato dal pieno e rettificato con macchine CNC. Presenta, come già detto, una larga finestra di espulsione sul lato destro, che permette una espulsione sicura ed affidabile dei bossoli. Sempre sul lato destro è presente l'estrattore esterno. Questo è un robusto pezzo di acciaio opportunamente sagomato ad unghia ed azionato da un pistone a molla, incernierato ad incastro sul pistoncino della sicura automatica al percussore.
Posteriormente sul carrello sono fresate delle larghe scanalature, molto grippanti e comodissime per l'azionamento anche con i guanti. Gli organi di mira sono in plastica: anteriormente un mirino con rampa anteriore e dot bianco posteriore, e la tacca squadrata con il profilo ad U ripassato in bianco, per rendere possibile la mira anche in condizioni di scarsa visibilità. Le mire sono fissate ad incastro: a pressione per il mirino, in un incastro a coda di rondine per la tacca. La tacca, inoltre, è registrabile con un cacciavitino (esiste quello apposito Glock...) sia in elevazione che in deriva.
Anche se é consigliabile un sistema di mira fisso e non regolabile, perché con il rinculo le mire della Glock si sregolano facilmente.
Tacca e mirino, così strutturati, sono di facile sostituzione con un numero infinito di parti aftermarket.

Una parola sulla finitura delle parti metalliche dell'arma. La finitura esterna della Glock si chiama Tenifer. Questa finitura non è quella che da il colore quasi nero dell'arma, ma indica un trattamento superficiale di indurimento dell'acciaio. In pratica si tratta di un processo di nitrurazione: si immergono i pezzi da indurire in un bagno con un liquido ricco di azoto, e libero da cianidi ad una temperatura tra i 550°C ed i 580°C. La temperatura favorisce l'interazione chimica e la generazione di un velo di FeN (Nitruro di Ferro) fissato alla superficie dell'acciaio. La nitrurazione così eseguita rende l'acciaio trattato durissimo e resistente all'usura ed alla corrosione, ma può essere eseguita con buoni risultati solo su acciaio normale e non su acciaio inossidabile. Alla fine del trattamento il Tenifer ha un colore grigetto opaco, che poi viene ricoperto da una vernice antigraffio nera. Anche se, con il tempo e l'uso, la vernice viene via e la superficie si lucida, specialmente sugli spigoli, il Tenifer è sempre presente, proteggendo il metallo dalle ingiurie.
La molla di recupero è a lamina piatta, concepita per compiere migliaia di cicli senza dare problemi. Scorre su un'asta di polimero che la contiene ed impedisce alla molla, durante lo smontaggio, di schizzare via alla prima occasione.

 

IL CARICATORE

E' realizzato in massima parte in polimero, con un'anima in lamina di acciaio. La molla e' l'unica altra parte in acciaio, mentre copertura, elevatore e fondello sono tutti in plastica. Contiene 17 colpi disposti su due file sfalsate a presentazione singola in alimentazione (caricatore bifilare). Il rifornimento di colpi nel serbatoio è morbido e senza impuntature, suggerendo l'idea di una alimentazione affidabile, e comodissimi sono anche i piccoli fori sul dorso, numerati a seconda dei colpi contenuti, che consentono un controllo istantaneo delle munizioni rimaste.

da tuttoarmi.ch

 

 

 

CALIBER
9x21
SYSTEM
Safe Action
WEIGHT
595 g / 20.99 oz.
LOADED (~)
850 g / 29.98 oz.
LENGTH
174 mm / 6.85 in.
HEIGHT
127 mm / 5.00 in.
MAG. CAPACITY
Standard: 15
OPTIONAL
17 / 19 / 33
WIDTH
30 mm / 1.18 in.
BARREL HEIGHT
32 mm / 1.26 in.
TRIGGER PULL
2.5 kg / 5.5 lbs.
TRIGGER TRAVEL
12.5 mm / 0.5 in.
LINE OF SIGHT
153 mm / 6.02 in.
BARREL LENGTH
102 mm / 4.02 in.
BARREL RIFLING
right hand, hexagonal
LENGTH OF TWIST
250 mm / 9.84 in.

 

 

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 14 dicembre 2018 12:15