La scelta della carabina
E' necessario parlare con un esperto, ad esempio con l'armiere di fiducia , presso il quale e' anche possibile provare il modello che preferite, per vedere se e ' adatto a voi.
La carabina giusta al momento giusto

La carabina deve aiutare il cacciatore facendo la sua parte nelmodo piu' preciso possibile. Questo puo' sembrare semplice, ma in realta' molto dipende dalla scelta della carabina e da come la si deve impiegare: in quale periodo, come arma per caprioli e camosci, o per cervi e cinghiali o solo per selvaggina di grandi dimensioni extraeuropea? Monocolpo o a ripetizione, adatta per l'impiego da posizioni nascoste, per la caccia in appostamento o di gruppo? Le domande sono cosi' numerose che e' quasi impossibile rispondere a tutte insieme. Parlare con un esperto, invece, e' utile, ad esempio con l'armiere, presso il quale potrete anche provare l'arma che preferite per verificare se e' adatta a voi.

Un tipo di carabina che e' ritornata in voga nel mondo della caccia sotto forma di moderna carabina ad armamento manuale
L'arma ideale
L'elemento fondamentale nell'attrezzatura di un cacciatore e' un'arma robusta ed allo steso tempo economica, precisa e versatile.
Chiusura basculante per fucili
La chiusura basculante e' disponibile per le cartucce piu' potenti. I fucili basculanti sono caratterizzati dalla leggerezza e maneggevolezza, che li rende adatti per le escursioni di caccia e per le battute su terreno pesante.
Il fucile a "blocco cadente"
Un'arma interessante per gli intenditori, simile al fucile basculante, ma con canna fissa, molto diffuso in tutto il mondo, con l'eccezione delle zone di lingua tedesca.
Le semiautomatiche
Limitata dalla legge a 3 colpi in molte parti d'Europa, la carabina semiautomatica viene utilizzata principalmente per la caccia in battuta. I problemi di funzionamento delle prime armi di questo tipo appartengono al passato.
Più canne = più attenzione
Il fucile classico a due canne affiancate, molto comune tra i cacciatori, e' il cosiddetto express o Doppiapalla. Tuttavia, non si deve dimenticare che i capolavori tecnici a canne saldate di questo tipo richiedono una cura ed un'attenzione particolare. La canna da cui parte il primo colpo, si riscalda e si espande, mentre le altre rimangono fredde e si curvano leggermente. Questo significa che i colpi sparati a caldo immediatamente, spesso non colpiscono il bersaglio!
Attenzione alla rigatura!
Spesso succede che per la rigatura di un fucile viene utilizzato il tipo sbagliato di palla. Il risultato e' che le palle non sono piu' adeguatamente stabilizzate ed il tiro non risulta buono. Pertanto, consultate il vs. armiere di fiducia riguardo il tipo di munizioni necessarie per vari scopi e per il vs.fucile.
Una misura troppo grande...
I feltri per la pulizia, piu' abbindanti di un paio di misure, sono adatti per la pulizia della camera di scoppio. Per una camera di scoppio di una calibro 222, ad esempio, potete tranquillamente utilizzare i feltri del diametro di 9,3 mm. Non dimenticate inolrtre, che questi feltri sono utili non solo per la pulizia, ma anche per rimuovere il grasso.
La pulizia è necessaria!
I prodotti per la pulizia della canna non sempre sono tollerati da calcio e brunitura. Pertanto, fate attenzione che tali prodotti non vengano a contatto con il calcio o con la brunitura esterna dell'arma. Nel caso in cui cio' si verifichi, rimuoverli immediatamente!
"Il più grande consumatore di acciaio..."
...secondo un aneddoto di un produttore, e' la ruggine". Per contrastare cio', si puo' fare solo una cosa: continuare a pulire e lubrificare il fucile. I lubrificanti per fucili moderni sono prodotti di alta tecnologia e pertanto molto utili a questo scopo. Non date ascolto agli esperti fai-da-te che non puliscono mai il loro fucile. Dicono sciocchezze. La ruggine puo' danneggiare seriamente il funzionamento di un'arma da fuoco. Ecco perche' e' necessario eseguire una pulizia accurata dopo qualsiasi attivita' di tiro.
Delusi della rosata?

A volte la rosata personale non corrisponde a quella ottenuta in fabbrica: non ogiungete a conclusioni affrettate sulla qualita' del fucile. Infatti, la rosata indicata dal fabbricante viene ottenuta utilizzando cariche particolari, escludendo totalmente le possibilita' di errore del tiratore. Questi fattori, insieme alla dispersione dovuta all'arma stessa e alle munizioni, rappresentano i componenti che influenzano la rosata. Il bersaglio allegato si riferisce solamente all'estrema precisione del fucile con una determinata carica. Ecco perche' all'armaiolo spetta il delicato compito di tarare l'arma.

Il detto: "e' la canna che spara, ma e' il calcio che fa colpire il bersaglio" non si riferisce solo ai fucili da caccia. Per ottenere un punto di mira sicuro e ben visibile, l'intera superficie del calciolo deve appoggiarsi bene sulla spalla del tiratore senza sporgere.

Cartucce da caccia per carabina: PICCOLI CALIBRI | GRANDI CALIBRI
Piccoli Calibri
222 Remington | 223 Remington | 22-250 Remington | 5,6x57 RWS | 243 Winchester | 25-06 Remington
257 Weatherby Magnum | 6,5x57 Mauser | 6,5x55 Mauser Svedese | 6,5x68 Schuler
264 Winchester Magnum | 270 Winchester | 270 Weatherby Magnum | 240 Weatherby Magnum

Per le armi da caccia a canna liscia i calibri esistenti sono poco più di una decina, anche se poi, all'atto pratico, i terreni di caccia sono dominati quasi esclusivamente dal calibro 12, con qualche sporadica apparizione del 20, mentre tutti gli altri sono destinati a cadere sempre più nel dimenticatoio. Differente è la questione nell'ambito delle armi a canna rigata, dove si incontrano addirittura diverse centinaia di calibri, più o meno diversi tra loro, con denominazione fra le più fantasiose e disparate. Cerchiamo dunque di conoscerli meglio, uno ad uno, partendo dai calibri più piccoli.


.222 REMINGTON

Conosciuta anche come "5,6x43 mm", dove 5,6 indica il diametro del proiettile e 43 l'altezza del bossolo. Fu introdotta dalla Remington nel 1950 abbinata al fucile a otturatore girevole scorrevole (bolt-action) modello 722. Successivamente, grazie al successo meritatamente riscosso tra cacciatori e tiratori sportivi, è stata incamerata da quasi tutte le ditte produttrici di armi in molti modelli bolt-action, oltre che in alcuni altri con azione a pompa o addirittura semiautomatici.
Le carte vincenti di questa piccola cartuccia sono il modesto rinculo, praticamente inesistente e, soprattutto, la stupefacente precisione intrinseca di cui è dotata, grazie alla quale molti appassionati di tiro "bench-rest" hanno vinto importanti trofei. Con armi e munizioni di serie è facile infatti mantenere le rosate al di sotto di un MOA (minute Of Angle ossia minuto d'angolo, cioé 1 pollice a 100 yarde di distanza, che equivale a 29,07 mm a 100 metri), mentre con armi a canna pesante, accuratizzate, con munizioni ricaricate oculatamente le dimensioni delle rosate possono ridursi addirittura ben al di sotto del mezzo MOA. Esteriormente si presenta come una versione in scala ridotta della arciconosciuta .30-06 Springfield; monta una palla del diametro di 5,69 mm (.224) con peso che può variare, per i prodotti industriali, da 50 a 55 grani, spinta a velocità oscillanti rispettivamente da 1.000 a 910 m/sec. Per i ricaricatori sono disponibili anche proiettili da 40 e 60 grani. Con queste doti balistiche è una cartuccia che si rivela particolarmente adatta per insidiare piccole prede, quali nocivi, corvidi, volpi, marmotte e tetraonidi. Impiegando le palle più pesanti e dalla struttura più robusta, si può utilizzare anche contro il capriolo, cercando però di mantenere il tiro entro i cento metri


.223 REMINGTON

Chiamata spesso anche "5,5,6 NATO" oppure "5,56 Ball Cartridge" o ancora "5,6x45 mm". Venne impiegata per la prima volta nel 1957 come munizione per il fucile d'assalto "Armalite AR-15", prototipo del più famoso M-16. Nel gennaio del 1964 fu lanciata dalla Remington sul mercato civile e nel febbraio dello stesso anno l'esercito statunitense l'adottò ufficialmente con la sigla M-193. Ciò rappresentò sicuramente un'ottima pubblicità per la nuova nata, che infatti non tardò molto nel raggiungere e superare di gran lunga, quanto a popolarità, la .222 Remington, pur essendo molto simile a quest'ultima. Il bossolo della ".223" è infatti sostanzialmente lo stesso della ".222", lievemente allungato e modificato nella zona apicale per aumentare la capacità interna. Ne consegue che, potendo usufruire di maggiori quantità di polvere, le prestazioni velocitarie a parità di peso di palla sono migliori rispetto a quelle della sorellina. Le prede perseguibili, nonostante il lieve incremento di potenza restano le medesime, l'unica differenza che si può registrare è un aumento della portata utile di tiro di circa cinquanta metri, mentre la precisione risulta sicuramente inferiore, pur rimanendo di alto livello, in particolar modo se si pone un po' di attenzione all'abbinamento tra le dimensioni del proiettile e il passo di rigatura della canna, che non sempre è il medesimo per le armi in questo calibro.


.22-250 REMINGTON

Nasce negli anni Trenta come wildcati (termine che gli Americani usano per indicare cartucce sperimentali ideate, messe a punto e prodotte da appassionati ricaricatori per soddisfare esigenze personali). Il suo ideatore, tale J.E. Gebby, la battezzò inizialmente ".22 Varminter" che, tradotto, suonerebbe come ".22 per nocivi e piccole prede in genere". Solo nel 1965 la Remington, ormai regina incontrastata dei calibri .22 ad alta intensità, non si lasciò scappare l'occasione di introdurre sul mercato, ancora una volta per prima, una cartuccia che avrebbe attirato, negli anni successivi, l'attenzione di tutti i cacciatori di piccole prede a grandi distanze, oltre a quella di costruttori americani ed europei, che avrebbero incamerato in questo calibro vari modelli a otturatore girevole scorrevole. I proiettili impiegati hanno sempre un diametro di 5,69 mm (.224) e un peso variabile da 40 a 60 grani. Le prestazioni sono veramente astronomiche, ben più alte rispetto alla ".222" e alla ".223"; la palla da 40 grani infatti viene spinta a 1.220 m/sec, quella da 55 grani a 1.100 m/sec. Grazie a tali velocità la .22-250 Remington fornisce traiettorie tesissime (tarando il cannocchiale a 200 metri, il punto d'impatto a 100 metri sarà 2,5 cm sopra la linea di mira, mentre a 300 metri sarà sotto di 13 cm, impiegando la palla da 55 grani), che, abbinate a una eccezionale precisione, la rendono ideale per tiri anche oltre i 300 metri su corvidi, volpi, marmotte, tetraonidi eccetera, mentre sul capriolo conviene restare entro i 200 metri per non rischiare spiacevoli ferimenti. Occorre, però, dire che sull'arco alpino la ".22-250" è stata usata con successo anche contro il camoscio, preda coriacea, che ha confermato ulteriormente la micidialità di questo ottimo colpo, senz'altro uno dei migliori, se non il migliore fra 1 .22 ad alte prestazioni.


.5,6x57 RWS

Venne introdotta dalla RWS nel 1964 per essere impiegata a otturatore girevole scorrevole di produzione europea. Esiste anche la versione 5,6x57R con il fondello del bossolo allargato per poter essere utilizzata in armi basculanti, L'elevato peso del proiettile che monta (74 grani), inconsueto per una .22, e la sua robusta incamiciatura la rendono senz'altro adatta ad abbattere pulitamente caprioli e camosci anche da lunghe distanze. La velocità è di 1.040 m/sec., mentre la traiettoria è molto simile a quella della .22-250 Remington, quindi tesissima, con la differenza che una palla di 74 grani trattiene maggiore energia alla lunga distanza ed è anche meno sensibile al vento rispetto a una di 55 grani. Le prestazioni, quindi, sono al vertice della categoria; l'unico neo è rappresentato dal fatto che, sia le armi, sia le munizioni, in questo eccezionale calibro costano almeno, e dico almeno, il doppio rispetto a quelle in .22-250 Remington o in .243 Winchester.


243 WINCHESTER

Fu presentata dalla nota casa statunitense nel 1955 abbinata al fucile a otturatore girevole scorrevole modello 70. Oggi è camerata in armi bolt-action, a leva e semiautomatiche di produzione sia americana, sia europea. Il bossolo, derivato da quello del .308 Winchester, differisce da quest'ultimo solo per il colletto, ristretto fino a poter trattenere un proiettile di diametro pari a 6,17 mm (.243) con peso variabile da 60 a 100 grani, spinto a velocità oscillanti rispettivamente fra i 1.100 e i 900 m/sec.
Con pesi di palla da 60 a 75 grani la ".243 Winchester" viene impiegata per il varmint, cioè contro prede minute, quali nocivi, volpi, marmotte e via dicendo; con gli 80, gli 85 e i 90 grani è ottima per il capriolo, mentre i proiettili da 95 e 100 grani, grazie soprattutto alla loro struttura interna, progettata specificamente per la caccia grossa, sono efficacissimi per il camoscio e per tutti i selvatici di taglia equivalente. I meriti di questa cartuccia sono il rinculo particolarmente mite, che le consente di essere camerata anche in carabine molto leggere e maneggevoli, la precisione, che con armi di buona fattura si mantiene sicuramente inferiore a un MOA, e, soprattutto, l'aver soddisfatto con la sua versatilità coloro che cercavano un piccolo calibro veramente valido sia contro la selvaggina minuta che contro quella di taglia media.


.25-06 REMINGTON

Vide la luce come wildcat intorno al 1920, ideata da A.O.Niedner, un costruttore di armi custom, che la camerò in alcuni fucili di sua creazione. Mantenne la denominazione "25 Niedner" fino al 1969, anno in cui la Remington, sempre attenta e pronta a carpire le trovate geniali dei singoli sperimentatori, la introdusse sul mercato ribattezzandola e camerandola nel suo fucile a otturatore girevole scorrevole modello 700. Siamo di fronte a una delle tante cartucce ottenute dal bossolo della .30-06 Springfield, modificandone semplicemente il colletto. La palla, di peso variabile da 87 a 120 grani, ha un diametro di 6,53 mm (.257) e, grazie alle moderne polveri a lenta combustione, raggiunge velocità di tutto rispetto, da 1,050 a 930 m/sec., percorre traiettorie molto tese ed è dotata di una precisione che consente rosate ben al di sotto di un MOA.
L'impiego pratico della .25-06 è la caccia a lunghe distanze, ad animali di taglia minuta, sui quali si dimostra però molto distruttiva, a caprioli, camosci e mufloni, senza disdegnare il daino a distanze più ragionevoli. Le ottime carateristiche di questo calibro fanno sì che venga camerato in modelli bolt-action e a colpo singolo dai maggiori produttori sia europei, sia di oltreoceano.


.257 WEATHERBY MAGNUM

Fu progettata da Roy Weatherby nel 1914 e divenne un prodotto industriale a partire dal 1948. E' stata una delle prime cartucce di concezione moderna, con proiettili di diametro modesto, piuttosto leggeri, spinti a velocità esasperate. Le palle disponibili sono le medesime del .25-06 Remington, mentre le velocità sono di circa 1.167 m/sec per gli 87 grani, 1.085 m/sec per i 100 grani e di 1.000 m/sec per 120 grani. E' sicuramente un calibro specifico per la caccia a grandi distanze, dotato di precisione sufficiente per il tiro a nocivi e prede minori, ma anche di potenza tale da abbattere pulitamente camosci, daini e mufloni. Se ne potrebbe perfino tentare l'impiego contro cervi e cinghiali, escludendo magari gli esemplari più grossi e ricordando che, per questi selvatici, sono normalmente necessari proiettili di peso e sezione maggiore.

 


6,5x57 MAUSER

Fu presentata verso il 1893-94, ottenuta restringendo il colletto della 7x57 Mauser fino a poter trattenere un proiettile con diametro di 6,71 mm (.264). Viene camerata in armi bolt-action di produzione auropea ed è validissima cartuccia per capriolo, camoscio, muflone e daino. Spinge palle di peso fra i 93 e i 156 grani a velocità comprese tra 1.000 e 800 m/sec. La presenza sul mercato di altre "6,5" più potenti ha offuscato la popolarità di questa bella cartuccia, che, però, rimane molto diffusa nella versione 6,5x57R, dove la "R" sta per round, cioé, con fondello flangiato, utilizzata in fucili combinati e drilling, prodotti in gran numero da ditte nazionali e mitteleuropee. Nelle armi basculanti, pur non potendo vantare prestazioni proprio esaltanti, almeno sulla carta, dimostra di essere un ottimo colpo sia per l'equilibratezza, sia per l'efficacia pratica sul selvatico.


6,5x55 MAUSER SVEDESE

E' abbastanza simile alla 6,5x57 ed è molto conosciuta, oltre che tra i cacciatori, tra i tiratori sportivi che la apprezzano per la eccellente precisione intrinseca. Deve la sua diffusione al fatto di essere stata la cartuccia di ordinanza dell'esercito svedese e di quello norvegese e al fatto di possedere, grazie all'elevata densità sezionale, tipica dei proiettili di calibro 6,5, ottime doti di stabilità in volo e di penetrazione sulla preda. Con questa cartuccia, infatti, proprio in terra di Svezia, sono stati abbattuti perfino grossi alci. Nonostante ciò, il suo impiego elettivo, viste le prestazioni, praticamente sovrapponibili a quelle del 6,5x57, rimane la caccia alla media selvaggina a distanze mediolunghe.


6,5x68 SCHULER

Fu commercializzata dalla RWS intorno al 1938-39 e ancora oggi compare nel catalogo della ditta tedesca con due pesi di palla: 93 grani, in versione blindata o semiblindata, spinta alla velocità di 1.150 m/sec, è adatta per le piccole prede e per il capriolo; la 127 grani, spinta a 960 m/sec, è dedicata al capriolo, al camoscio, al muflone e anche al daino. E' la più potente cartuccia calibro 6,5 che sia mai nata in Europa, caratterizzata da traiettorie tesissime, buona resistenza al vento e grande ritenzione di energia alle lunghe distanze. In poche parole, è la cartuccia da caccia in alta montagna e in ampie zone prive di vegetazione, per eccellenza. L'unica nota dolente è data dalle armi, poco maneggevoli, nelle quali è camerata, dotate di canne molto lunghe, necessarie per sfruttare appieno la generosa carica di propellente, e di peso sostenuto, per smorzare il sostanzioso rinculo. Viene prodotta anche la 6,5x68R, dotata, come del resto capita per tutte le cartucce rand, di prestazioni lievemente inferiori rispetto alla versione originale, e impiegata per lo più in finissime armi basculanti a colpo singolo o combinati costruiti da valenti artigiani.


.264 WINCHESTER MAGNUM

La sua nascita venne annunciata nel 1958, ma la ditribuzione vera e propria cominciò soltanto l'anno dopo. Fu progettata in casa Winchester per migliorare le prestazioni della .257 Weatherby Magnum e per porre di fronte alla europea 6,5x68 Schuler un degno avversario made in USA. La si può infatti tranquillamente definire il "6,5" più potente in commercio ed effettivamente è quanto di più si possa tirare fuori da tale calibro.
Fornisce traiettorie praticamente piatte, spingendo la palla da 100 grani a 1.100 m/sec e quella da 140 grani a 960 m/sec; quest'ultima, possiede una energia cinetica residua pari a quella della palla da 150 grani del 300 Winchester Magnum.
Si tratta dunque di una cartuccia specifica per le lunghissime distanze, molto simile alla 6,5x68 e addirittura leggermente supeiore. Una superiorità che però la .264 Winchester Magnum paga cara, generando un rinculo fastidioso anche in armi piuttosto pesanti e limitando a poche centinaia di colpi la vita delle canne che la sparano.
Ecco perché, nonostante le esaltanti prestazioni balistiche esterne, rimane una cartuccia non molto diffusa e poco amata dai cacciatori.


.270 WINCHESTER

Nasce nel 1925 abbinata al fucile a otturatore girevole scorrevole, Winchester oviamente, modello 54. Ebbe fin dal principio una notevolissima diffusione in quanto, all'epoca, rappresentava l'unica e la più prestante cartuccia per tiri a grandi distanze che fosse disponibile ai cacciatori statunitensi. La sua fama non impiegò molto a diffondersi anche in Europa e nel resto del mondo, obbligando tutti i produttori di armi a camerarla nei modelli bolt-action e anche in alcuni fucili semiautomatici e anche in alcuni fucili semiautomatici e a pompa. In modo analogo alla .25-06 Remington, è stata ottenuta restringendo il colletto del bossolo della .30-06 Springfield e montandovi una palla, questa volta un po' più grande, da 7,04 mm (.277) di diametro.
Come la .30-06 e del resto tutte le cartucce da essa derivate. è dotata di buona precisione, equilibratezza e costanza. Con proiettili da 100 grani, spinti a 1.060 m/sec, si può utilizzare la .270 Winchester contro il capriolo, ma anche pur non essendo questo il suo impiego elettivo, contro i nocivi e piccole prede; con proiettili da 130 grani, spinti a 950 m/sec, è ottima, oltre che per il capriolo, per camoscio daino e muflone, mentre quelli da 150 grani, spinti a 885 m/sec, ne estendono il raggio d'azione fino a prede quali cervi e cinghiali.
Ci troviamo dunque di fronte a una cartuccia che può rappresentare per il cacciatore italiano un prodotto davvero universale, con la possibilità di insidiare con un unico fucile tutta la selvaggina nazionale cacciabile a palla.


270 WEATHERBY MAGNUM

Visto il successo della .270 Winchester, Roy Weatherby, specialista dei calibri ad alte prestazioni, non potè resistere alla tentazione di studiarne una versione più potente e ciò avvenne nel 1943. Il robusto bossolo cinturato della cartuccia Weatherby, a parità di proiettile, può infatti contenere un 25% in più di polvere, rispetto al prodotto Winchester. Le velocità sono quindi ben più alte (1.154 m/sec per i proiettili da 100 grani, 1.030 m/sec per i 130 grani e 990 m/sec per i 150 grani), le traiettorie più tese, maggiore la portata utile di tiro, mentre la precisione rimane sicuramente al di sotto di un MOA. Il campo d'azione è il medesimo della concorrente più anziana, anche se le caratteristiche sopra esposte la rendono ancor meno adatta alle piccole prede e un po' più efficace su quelle maggiori, soprattutto alle lunghe distanze; a trecento metri, infatti, la palla da 150 grani riesce a conservare una energia cinetica ben superiore rispetto a quella del .300 Winchester Magnum con palla di pari peso.


240 WEATHERBY MAGNUM

Venne introdotta nel 1968, camerata nello splendido fucile bolt-action Weatherby Marck V. Come del resto tutte le creazioni di Roy Weatherby, rappresenta il massimo per la sua categoria. E' infatti la 6mm più potente sul mercato, ha un bossolo cinturato, simbolo di grande robustezza e contiene consistenti quantità di polvere. E' disponibile con pesi di palla che vanno da 70 a 100 grani, con velocità da 1.175 m/sec a 1.035 m/sec, mentre a cento metri è in grado di fornire comodamente le velocità che il .243 Winchester ha alla volata. Tali prestazioni ne fanno una cartuccia più adatta per caprioli e camosci sulla lunga distanza, oltre che per i nocivi i quali, colpiti con proiettili più leggeri ed espansivi, vengono letteralmente "vaporizzati". Ancora una volta, però, nonostante siano entusiasmanti, le performance vengono frenate dai costi quasi proibitivi, che si devono affrontare ogni qual volta si desideri un prodotto con marchio Weatherby.

Cartucce da caccia per carabina: PICCOLI CALIBRI | GRANDI CALIBRI
Grandi Calibri
7x57 Mauser | 7x64 Brenneke | 280 Remington | 7 mm Remington Magnum | 30-30 Winchester
30/06 Springfield | 308 Winchester | 300 Winchester Magnum | 300 Weatherby Magnum | 8x57 JS Mauser
338 Winchester Magnum | 35 Whelen | 9,3x62 Mauser | 9,3x74 R | 444 Marlin | 45-70 Government

Medi e grossi calibri sono dotati di proiettili di diametro maggiore, compreso fra i sette e i nove millimetri, più pesanti, caratterizzati da una struttura robusta, concepita sì per espandersi, ma anche per penetrare in profondità in corpi robusti e coriacei come quelli di cervi e cinghiali. Il parametro "sette millimetri" posto come limite di transizione dai piccoli calibri ai medi, non è da intendersi in senso assoluto. Abbiamo infatti visto come esistano alcune cartucce che nonostante montino proiettili molto piccoli, riescono ad abbattere prede di buone dimensioni, grazie alle altissime velocità d'impatto che possono fornire. Viceversa, anche alcuni calibri medi possono essere impiegati sulla selvaggina minore, grazie al loro equilibrio e alla loro precisione, mentre alcuni altri risulterebbero eccessivamente distruttivi. Andiamo a conoscere i più diffusi.


7x57 MAUSER

La cartuccia 7x57 venne disegnata dallo stesso Paul Mauser nel 1892; successivamente, camerata nel famoso fucile militare, a otturatore girevole scorrevole, Mauser modello K98, fu adottata come calibro d'ordinanza dall'esercito spagnolo, prima, e da quelli di Argentina, Brasile, Colombia, Messico e Uruguay in un secondo tempo. Come, in genere, tutti i prodotti di derivazione militare, ha conquistato una larga schiera di estimatori anche fra i cacciatori, che hanno saputo apprezzarla per la precisione, la mitezza del rinculo e la grande affidabilità per quanto riguarda l'abbattimento di animali anche di grossa taglia. Si pensi solo al famoso cacciatore di avorio "Karamojo" Bell che fulminò i suoi più di mille elefanti proprio a colpi di 7x57, senza contare bufali e antilopi varie. Certamente, per questi impieghi, oggi giorno, esistono calibri ben più prestanti, tuttavia, la vetusta cartuccia di Mauser rimane ancora un'ottima proposta per cervi e cinghiali, specie impiegando proiettili da 175 grani, accelerati a 750 m/s, mentre quelli da 125 grani, spinti a 900 m/s, sono dedicati a caprioli e camosci.
Come accade per molte cartucce di origine mitteleuropea, anche per la 7x57 esiste la relativa versione rimmed, ovvero la 7x57R, caratterizzata da un bossolo flangiato e da prestazioni lievemente inferiori, ma praticamente equivalenti.


7x64 BRENNEKE

Venne ideata dal tedesco Wilhelm Brenneke attorno al 1917 per essere camerata in fucili con azione Mauser. Molto simile e senz'altro ispirata alla più vecchia .30/06 Springfield, all'epoca d'ordinanza nell'esercito statunitense, ne ricalca quasi le dimensioni per quanto riguarda il bossolo, mentre la palla ha un diametro di 7,21 mm (.284), come del resto anche le altre "sette millimetri". E' una cartuccia che si comporta egregiamente contro tutti gli ungulati italiani. Con proiettili da 124 grani spinti a 970 m/s è efficace contro capriolo e camoscio, mentre con quelli da 162 grani, spinti a 880 m/s, e quelli da 177 grani, spinti a 850 m/s, trova il suo impiegi elettivo contro daino, cinghiale e cervo. La ottima precisione, la capacità di fornire traiettorie tese e la buona potenza, anche se non esasperata, sono le sue doti maggiormente apprezzate dai cacciatori europei, che continuano a utilizzare la 7x64 Brenneke, con innumerevoli successi, in fucili a otturatore girevole scorrevole semiautomatici, mentre la versione 7x65R viene camerata in vari modelli basculanti, sempre, ovviamente, di produzione rigorosamente europea.


.280 REMINGTON

Che la si chiami "280 Remington" o "7 mm Express Remington", rimane, in pratica, una copia della 7x64 Brenneke.
Fu introdotta nel 1957 dalla Remington che la ottenne montando una palla da 7,21 mm (.284) su un bossolo di .30/06 Springfield con il colletto opportunamente ristretto. Risulta quindi una cartuccia molto simile alla 270 Winchester e alla .30/06 Springfield, con prestazioni intermedie alle due e sovrapponibili a quelle della 7x64 Brenneke. Camerata in fucili con azione girevole sscorrevole, a pompa e semiautomatici, rappresenta per il cacciatore italiano una valida scelta per insidiare tutti gli ungulati presenti sul nostro territorio, dal capriolo al cervo, anche se sul capriolo può risultare un po' eccessiva.

 


7 MM REMINGTON MAGNUM

Il suo progetto è stato portato a termine dalla Remington nel 1962, anno in cui venne introdotta sul mercato, abbinata al fucile bolt-action modello 700. A oggi rappresenta uno dei migliori compromessi, se non il migliore, per una cartuccia da caccia a lunghe distanze. I proiettili di diametro superiore, infatti, per mantenere la densità sezionale e quindi le "doti di volo" tipiche del "7 mm", devono essere molto più pesanti, conseguentemente, danno origine a rinculi più violenti. Viceversa, quelli di diametro inferiore sono troppo leggeri per assicurare una ritenzione di energia alla lunga distanza e una penetrazione sul selvatico sufficiente per abbattere pulitamente anche animali di taglia sostenuta. La 7 mm Remington Magnum è dunque una potente cartuccia, particolarmente indicata per la caccia a cervi e cinghiali, impiegando i proiettili da 175 grani, spinti a circa 900 m/s; quelli da 150 grani, spinti a 960 m/s, sono ottimi per daini e mufloni, mentre quelli da 125 grani, spinti a 1.010 m/sec circa, possono essere usati per il camoscio.
Sono disponibili fucili a otturatore girevole scorrevole di quasi tutte le marche e per tutte le tasche, camerati in questo bel calibro, ma anche a colpo singolo e semiautomatici.


.30-30 WINCHESTER

Nasce nel 1895 in casa Winchester, abbinata alla famosissima carabina a leva modello 94. Originariamente era dotata di una palla calibro .30, ovvero 7,82 mm (.308) del peso di 165 grani, propulsa da una carica di 30 grani di polvere infume alla velocità di circa 600 m/s. Prestazioni queste molto modeste, se rapportate a cartucce di concezione più moderna. Ciò nonstante, da ormai un secolo è tra le dieci cartucce più usate dai cacciatori statunitensi. Sotto i suoi colpi sono caduti bipedi e quadrupedi di ogni taglia e razza reperibile nel Nord America, compresi grossi alci e grizzles. Malgrado ciò, le potenzialità della .30-30 Winchester, anche se negli ultimi anni si è cercato di incrementare un po' le velocità, rimangono limitate. In Italia la si potrebbe utilizzare per la caccia al cinghiale da breve distanza, in considerazione anche del fatto che le carabine a leva nelle quali è camerata sono, sì, armi molto maneggevoli, ma anche non molto precise, che trovano una ragione di essere solo se impiegate in ambienti boschivi, dove sicuramente non capita di effettuare tiri lunghi. In ogni caso anche per questo uso esistono calibri più prestanti, che relegano la vecchia .30-20 all'attenzione solo di qualche nostalgico, che non vuole rinunciare al piacere di cacciare impugnando le armi simbolo dell'epoca western.


.30/06 SPRINGFIELD

Il suo nome per esteso sarebbe "Caliber .30 Ball Cartridge model of 1906". L'abbreviazione .30/06 Springfield sta a indicare il diametro della palla (.308) e l'anno in cui, nella versione definitiva, divenne la cartuccia d'ordinanza negli Stati Uniti, abbinata ai fucili Springfield appunto. Precisa, potente e equilibrata, è diventata la pietra di paragone con la quale si devono confrontare tutti i calibri medi da caccia. Senza contare che il suo bossolo ha rappresentato il punto di partenza per la realizzazione di molte altre cartucce.
La grande versatilità è la caratteristica di spicco della .30/06. E' infatti in grado di gestire agevolmente proiettili di peso variante da 110 a 220 grani; ciò vuol dire insidiare dai piccoli roditori fino ai grossi selvatici africani, escludendo i pachidermi, con un unico fucile. Il suo impiego elettivo è comunque la caccia ad animali della taglia del cinghiale e del cervo europeo con proiettili di peso compreso tra i 150 e i 180 grani, spinti a velocità oscillnati dai 900 m/s agli 840 m/s. E' disponibile camerata in fucili a otturatore girevole scorrevole e a colpo singolo per le cacce a distanze lunghe e medio lunghe, mentre in armi con azione a pompa o semiautomatica è adatta nella caccia in battuta nel bosco.


.308 WINCHESTER - h Piccoli Calibri h | h Grandi Calibri h

Nota nell'ambiente militare come "U.S. Ball Cartridge T65" o ancora come "7,62 NATO", venne presentata quale cartuccia da caccia, dalla Winchester nel 1952 e, nel 1954, diventò ordinanza statunitense, in sostituzione della .30/06 Springfield. In effetti, la .308 Winchester non è altro che una versione accorciata, di circa dodici millimetri, e lievemente modificata, nella parte apicale del bossolo, della più anziana .30/06. Un accorciamento questo reso necessario per l'impiego in armi automatiche (fucili d'assalto e mitragliatrici leggere), nelle quali tanto minore è la corsa dell'otturatore in fase di espulsione del bossolo e di riarmo, tanto più veloce e scevra da inceppamenti risulta la cadenza di fuoco. Oltre a risultare dunque particolarmente adatta per essere camerata in carabine semiautomatiche, dedicate alle battute al cinghiale o ad altri ungulati, grazie alla stupefacente precisione intrinseca, trova una giusta collocazione pure in fucili a otturatore girevole scorrevole, o a colpo ingolo, con i quali fornisce rosate abbondantemente al di sotto di un MOA.
Un po' meno potente della progenitrice, e, sicuramente meno versatile, spinge i medesimi proiettili a velocità lievemente inferiori e con traiettorie più arcuate.
Nonostante l'offerta da parte delle industrie sia più ampia, i pesi palla da preferire sono quelli compresi tra i 125 e i 180 grani, spinti da 940 a 800 m/s di velocità, grazie ai quali si riesce a coprire un raggio d'azione che va dal capriolo al cervo. La .307 Winchester è la versione "rimmed" della .308, ossia dotata di bossolo flangiato, adatto all'impiego in armi a leva e basculanti.


.300 WINCHESTER MAGNUM

Nasce nel 1963, camerata nel fucile Winchester modello 70. A oggi è disponibile in vari modelli a otturatore girevole scorrevole, sia di produzione americana, sia europea, oltre che in versione semiautomatica. E' sicuramente il calibro .30 magnum più diffuso e ciò è dovuto non solo all'ampia offerta di armi e munizioni a prezzi molto competitivi, ma anche alla strabiliante precisione intrinseca. Si pensi che viene impiegato perfino per il tiro a segno a mille yarde (914 metri).
Molto potente, progetta per le più grosse specie nordamericane, in Italia trova la sua ragione di essere nella caccia a lunga e lunghissima distanza ad animali come cervi e cinghiali.
Sono disponibili cariche con palla da 150 grani, spinta a 1005 m/s, da 165 grani, spinta 970 m/s, da 180 grani, a 940 m/s, mentre con quella da 220 grani ci si deve "accontentare" di 815 m/s. Queste entusiasmanti prestazioni hanno come rovescio della medaglia un rinculo pesante e fastidioso che costringe all'utilizzo di armi di buon peso e quindi non molto maneggevoli.


.300 WEATHERBY MAGNUM

Nasce nel 1963, camerata nel fucile Winchester modello 70. A oggi è disponibile in vari modelli a otturatore girevole scorrevole, sia di produzione americana, sia europea, oltre che in versione semiautomatica. E' sicuramente il calibro .30 magnum più diffuso e ciò è dovuto non solo all'ampia offerta di armi e munizioni a prezzi molto competitivi, ma anche alla strabiliante precisione intrinseca. Si pensi che viene impiegato perfino per il tiro a segno a mille yarde (914 metri).
Molto potente, progetta per le più grosse specie nordamericane, in Italia trova la sua ragione di essere nella caccia a lunga e lunghissima distanza ad animali come cervi e cinghiali.
Sono disponibili cariche con palla da 150 grani, spinta a 1005 m/s, da 165 grani, spinta 970 m/s, da 180 grani, a 940 m/s, mentre con quella da 220 grani ci si deve "accontentare" di 815 m/s. Queste entusiasmanti prestazioni hanno come rovescio della medaglia un rinculo pesante e fastidioso che costringe all'utilizzo di armi di buon peso e quindi non molto maneggevoli.


.8x57 JS MAUSER

Venne adottata come cartuccia di ordinanza in Germania nel 1888, con palle di diametro pari a 8,07 mm, ma solo nel 1905 venne presentata la versione definitiva con proiettili da 8,20 mm (.323). Abbandonata la veste militare da tempo, rimane un'ottima cartuccia per la caccia agli ungulati europei più grossi, con potenzialità simili a quelle della .30-06 Springfield, pur rimanendo meno versatile. La palla da 187 grani viaggia a 820 m/s mentre quella da 198 grani arriva a 800 m/s. Viene camerata in armi a otturatore girevole scorrevole di produzione europea e, nella versione 8x57 JRS, flangiata, trova invece impiego in fucili basculanti. Equilibrata, precisa e per niente fastidiosa alla spalla, si trova a suo agio sia nei tiri a distanza mediolunga, sia per impieghi a breve raggio in ambienti ricchi di fitto sottobosco. I suoi proiettili, infatti, non velocissimi e di peso piuttosto sostenuto, sono in grado di giungere abbastanza efficacemente sul bersaglio anche attraverso rovi e sterpaglie.


.338 WINCHESTER MAGNUM

Fu introdotta sul mercato nel 1958, abbinata al fucile bolt-action Winchester modello 70 Alaskan. Venne ideata per soddisfare le esigenze dettate dalle cacce nordamericane e africane. E' camerata in armi a otturatore girevole scorrevole di varie marche e in Italia la si vede per lo più in carabine semiautomatiche per la caccia al cinghiale. Per questo particolare tipo di caccia rappresenta infatti uno strapotente compromesso fra efficacia alla lunga distanza, grazie alla buona traiettoria del proiettile da 200 grani, spinto alla ragguardevole velocità di 900 m/s, e capacità di sfondamento e penetrazione anche attraverso il più fitto sottobosco tipica dei proiettili da 250 e 300 grani, che vengono spinti rispettivamente a 820 e 740 m/s.
Nonostante ciò, per il cacciatore italiano comincia a essere una scelta un po' opinabile in considerazione del rinculo sotenuto e della eccessiva potenza rapportata alle prede perseguibili sul nostro territorio.


.35 WHELEN

Venne introdotta sul mercato dalla Remington nel 1976, ma la sua nascita risale al 1922, anno in cui James Howe la creò, allargando il colletto di un bossolo .30/06 Springfield fino a poter ospitare una palla del diametro di 9,09 mm (.358), e le diede il nome del colonnello Twsend Whelen, un famoso cacciatore ed esperto d'armi statunitense. Fu camerata inizialmente in fucili bolt-action ma, in seguito, anche in modelli a pompa semiautomatici. In Italia può essere impiegata contro gli ungulati di taglia maggiore, nonostante il suo impiego elettivo sia la caccia al cinghiale, in quanto i suoi pesanti proiettili sono in grado di attraversare anche il sottobosco più fitto conservando un grande potere lesivo. Le velocità che riesce a esprimere, inoltre, 815 m/s per la palla da 200 grani e 730 m/s per quella da 250 grani, la rendono idonea anche per tiri a distanze mediolunghe.

 


9,3x62 MAUSER

Fu progettata intorno al 1905 per soddisfare le esigenze dei cacciatori tedeschi nelle colonie d'Africa, ma, ironia della sorte, la sua maggiore diffusione la ottenne proprio in Europa, impiegata contro cervi e cinghiali. Molto simile alla .35 Whelen, ne copre il medesimo campo d'applicazione, ma, con prestazioni un po' superiori. Il robusto proiettile del diametro di 9,30 mm (.366), può avere un peso variabile da 232 fino a 293 grani con relative velocità comprese tra gli 800 m/s e i 740 m/s.
Camerata da sempre in armi a otturatore girevole scorrevole fabbricate in Europa, recentemente ha trovato impiego anche in fucili semiautomatici, abbinata ai quali costituisce una eccellente scelta per la caccia in battuta al cinghiale. Anche i più coriacei esemplari di taglia esagerata, al riparo della più intricata e impenetrabile macchia mediterranea, rimangono letteralmente fulminati dai potenti colpi della vecchia cartuccia tedesca.


9,3x74 R

E' anche questa una cartuccia tedesca molto anziana; la sua introduzione sul mercato dovrebbe risalire almeno al 1904. Da sempre gode di buona fama e diffusione come calibro per la selvaggina di taglia maggiore, sia in Europa, sia in Africa, dove, impiegando proiettili interamente blindati, per ottenere il massimo della penetrazione, ha abbattuto perfino bufali, rinoceronti ed elefanti. Grazie alla configurazione flangiata del bossolo viene camerata in fucili monocolpo, express o combinati. Proprio un combinato, prodotto dalla Sauer, con la canna liscia in calibro 16 e quella rigata in 9,3x74R era in dotazione, come arma di sopravvivenza, ai piloti della Lutwaffe.
Le prestazioni, come del resto i proiettili impiegati, sono praticamente identiche a quelle della 9,3x62 Mauser. Un'ottima scelta, dunque, per cervi e grossi cinghiali.


.444 MARLIN

Venne lanciata dalla Remington nel 1964, camerata in una robusta carabina a leva prodotta dalla Marlin, che tuttora rappresenta l'unica arma disponibile in questo calibro insieme a qualche express prodotto dai nostri artigiani nazionali.
Il notevole diametro del proiettile, 10,91 mm (.429), potrebbe indurre a collocare la .444 Marlin, come del resto anche la .45-70 Government, tra i grossi calibri, mentre, invece, è da considerarsi ancora appartenente alla fascia dei calibri medi, in quanto la struttura del proiettile e l'energia che è in grado di esprimere, non le conferiscono la capacità di abbattere la selvaggina di maggior mole con sufficienti garanzie. I proiettili da 240 e 265 grani vengono infatti spinti rispettiavemente a716 e 646 m/s; valori non proprio elevati, che consentono tiri a breve e media distanza. Già dopo 100, 150 metri le traiettorie divengono molto arcuate, a causa della forma tozza della palla, che si trova invece particolarmente a suo agio in ambienti molto ricchi di vegetazione, dove la distanza tra il cacciatore e preda si riduce a pochi metri. L'impego elettivo della .444 Marlin in un contesto italiano è, ancora una volta, la caccia al cinghiale in battuta in mezzo alla boscaglia. Il proiettile da 240 grani è adattato per gli esemplari di taglia minore, mentre per quelli più robusti è necessario il proiettile da 265 grani, capace, grazie al maggior peso e alla struttura più solida, di fornire la necessaria penetrazione.


.45-70 GOVERNMENT

Fu adottata nel 1873 come cartuccia d'ordinanza dell'esercito statunitense, impiegata nel fucile monocolpo Springfield Trapdoor. ora, a più di un secolo dalla sua comparsa, è ancora apprezzata da molti cacciatori, che la utilizzano in armi con azione a leva o a colpo singolo, oltre che in alcuni express. Dotata di proiettili con diametro pari a 11,63 mm (.458), del peso di 300 e 405 grani spinti rispettivamente a circa 570 e 400 m/s, è una cartuccia ottima per cacce a breve e brevissima distanza ad animali della taglia del cinghiale, quando si deve operare in luoghi particolarmente ricchi di vegetazione arbustiva nei confronti della quale la .45-70 si dimostra assolutamente indifferente.